Il volontariato

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Nel post precedente ho espresso in maniera approssimativa un concetto importante.

Il volontariato sarà determinante in un futuro senza lavoro.

Molta gente metterà a disposizione le proprie conoscenze solamente per il piacere di farlo, non avendo più il problema di arrivare alla fine del mese.

Un conto però è scegliere di fare del volontariato in modo consapevole e un altro è essere quasi costretti a farlo per esprimere le proprie aspirazioni frustrate che non trovano via di sfogo in un lavoro remunerato.

L’importante in entrambi i casi è non dare per scontata la professionalità e la capacità della persona che offre un servizio a pagamento o gratuito, bensì riconoscerla come un valore, un apporto indispensabile che essa offre alla società.

Cosa che attualmente nella società del “Lavoro=denaro” non accade e spesso i professionisti che offrono un servizio o un prodotto in modo gratuito non vengono considerati tali.

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Lavoro come realizzazione personale vs Lavoro come dovere

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Essere obbligati a lavorare o lavorare per realizzare sé stessi?

In quanto donna non ho dubbi!
Non vedo l’ora che tutti siano liberi dal lavoro. Le donne intraprendenti troverebbero tantissimi modi per realizzarsi!

E sì perché la società per come è strutturata ora, da lavoro solo a un 16% circa di persone.
Poiché il lavoro è poco e poiché “lavoro=soldi”, chi è che dovrebbe avere un posto di lavoro quasi garantito? Solo gli uomini dai 30 anni ai 50 anni circa.

Abbiamo escluso i vecchi, mandandoli in pre-pre-pensionamento (pur possedendo a volte un’esperienza e una lungimiranza che nessuno stagista può avere), abbiamo incastrato i giovani nei banchi di scuola: tra scuole dell’obbligo, università, master, stage, se ne escono vivi prima dei 30 anni è grasso che cola.

E le donne! Che bel meccanismo subdolo per tenerle occupate senza pagarle!
Fino a 30 anni studiano anche loro, poi lavoricchiano, mettono su famiglia, e se vogliono fare dei figli e assecondare la loro natura (che contemplerebbe ANCHE la maternità) devono rinunciare al lavoro, poco, in parte, fa nulla, l’importante è che siano dilaniate dai sensi di colpa e dalla fatica di seguire tutto: tra orari lavorativi compatibili solo con uno stile di vita da single e orari scolastici che tengono conto solo delle esigenze degli istituti, rette da salasso e nessuna comprensione per le eccezioni.

In modo che a un certo punto mollino questo benedetto posto a qualcun altro oppure ripieghino in qualcosa di poco remunerato, di marginale: “vallette” senza impegno. E oltre i 50 anni: volontariato!
E via! Del tutto gratis e fai quello che la società ti ha affibbiato per sorte: la cura degli altri.

La questione perversa è che molte di noi, pensano che sia meraviglioso così…se sai fare delle buonissime torte, non devi aprire una pasticceria, devi regalarle! Se cuci i vestiti come un sarto di altissimo livello, devi fare gli orli agli amici! Se parli 4 lingue, ottimo! Così correggi i compiti di tutta la classe di tuo figlio! Tutto pro-bono, perché siamo buuuuuuuooooone, materne, altruiste….e la nostra realizzazione dovrebbe dipendere solo dal sorriso ammiccante della società.

Cosa stiamo facendo?
Stiamo escludendo tantissima gente che non vedrebbe l’ora di dimostrare quanto vale, preferendo altri che si trascinano ogni giorno stancamente verso il loro odiato posto di lavoro, che producono cibi scadenti, che cuciono vestiti alla bell’e meglio, che sfruttano cinesi perché se ne fregano sia di fornire prodotti di buona qualità sia dei diritti umani…

 

Vorresti che tuo figlio ti chiedesse sempre soldi?

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Se non si riesce ad immaginare una società simile, si può far ricorso ad una metafora.

In una famiglia, solitamente i genitori danno una paghetta ai propri figli, non tutti, ma quelli che lo fanno spesso sono molto più organizzati di quelli che non la danno.

La paghetta spesso non coincide con un reale aiuto in casa, anzi, quasi mai. La si da, perché comunque non manderemmo i nostri figli in giro senza soldi, e fornire loro un fisso fa sì  che questo li responsabilizzi, li renda autonomi, che riusciamo a mantenere sotto controllo le loro spese e soprattutto che non ci siano conflitti in casa.

Una società del genere funzionerebbe in modo simile. I guadagni prodotti dall’utilizzo delle macchine e dal lavoro volitivo di alcune persone, basterebbe a fornire lo stipendio per tutti. Se pensiamo che Amazon conta circa 90.000 dipendenti, quando un’azienda con quel fatturato solo 100 anni fa avrebbe dato lavoro a più del doppio delle persone possiamo ben capire che i soldi si accumulano indipendentemente da quanto lavoro si svolge e che molte persone non li stanno semplicemente ricevendo…e alle macchine non servono!

E un giorno questa cultura “lavoro=soldi” dovrà per forza decadere. Solo pochissimi lavoreranno!

I pochi fortunati lavoratori subiranno furti, rapine, problemi giudiziari, sequestri di persona, non vivranno serenamente le proprie ricchezze un solo secondo della loro vita, oppure, senza scadere nel dramma, gireranno in città fetide, abbandonate, deturpate, piene di mendicanti che li tormenteranno ai semafori…

Allora tutti saremo d’accordo a fare di tutto affinchè tutti stiano bene.

Ma questo non vuol dire avere tutti la stessa prosperità…

Fase 3: ottimizzare!

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In una società futura in cui lo spreco di tempo sarà visto al pari di un crimine, dove tutti gestiranno il loro tempo lavorativo come e quando vorranno e nessuno si sognerà di giudicare il modo in cui ognuno impiegherà il proprio tempo libero, verrà naturale pensare di ELIMINARE tutte quelle persone che occupano un lavoro esclusivamente per conseguire uno stipendio. Persone che rallentano tutti, che spesso sono di umore pessimo e ci rovinano le giornate.

E per farlo faremo una cosa TERRIBILE: ci pagheremo! Tutti!

Stabilendo uno stipendio per persona indipendentemente dal sesso, dalla razza, dalla qualifica ecc., uno stipendio che copra i bisogni fondamentali dell’individuo, la maggior parte di quelli che svolgono un lavoro solo per pagare i propri conti, se ne starà a casa, anzi no! Meglio! Se ne andrà a divertirsi in giro e spenderà, mantenendo, così, viva l’economia.

Poi alcuni, più intraprendenti, desidereranno lavorare. Saranno i futuri contadini che coltiveranno solo ortaggi e frutta biologici perché a loro piace stare nella natura e goderne i frutti, o i ristoratori che apriranno un giorno a settimana e offriranno dei piatti eccellenti solo per il gusto di farlo, saranno i designer che disegneranno per il solo piacere di produrre oggetti funzionali o esteticamente belli, saranno gli autori che produrranno commedie o drammi solo perché desiderano intrattenere. Ognuno secondo il proprio talento.

E a chi ribatte a questo dicendo: “E chi sarebbe il pazzo che lavorerebbe lo stesso se avesse uno stipendio fisso comunque?”
Rispondo subito: io.

Fase 2: telelavorare a distanza

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La seconda fase comincerà quando  lavorare a distanza senza concentrarsi tutti in unico luogo geografico prestabilito sarà considerato normale e vantaggioso per tutti. Sia per quanto riguarda il nostro benessere psicologico, che per l’ambiente in cui viviamo.

All’inizio, poi, singolarmente, avremo un’esperienza di questo tipo: quasi tutti proveremo a lavorare da casa e….rimpiangeremo l’ufficio!

Lavorare in ufficio è meglio che lavorare DA CASA perché:

  • c’è modo di socializzare
  • Non ci si sente isolati
  • E’ organizzato con tutte le attrezzature necessarie
  • Ci si ritrova con persone che hanno il nostro stesso punto di vista
  • Si rischia meno di essere interrotti in quello che si sta facendo

Poi qualcuno comincerà ad organizzarsi in piccoli uffici in co-working. Questi uffici saranno ovunque: nei centri commerciali, nelle stazioni, alla posta, tutti offriranno spazi in uffici in co-working. Basterà solo scegliere quello più vicino alla propria casa. E si lavorerà da lì. Insieme ad altri professionisti che non per forza faranno il nostro stesso lavoro, ma ciò produrrà una contaminazione eccezionale di idee, nozioni, studi ed esperienze apprese in anni di attività verticali mai vista prima.

Verremo sopraffatti da intuizioni continue e mai sperimentate finora.

Fase 1: lavorare a progetto

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Prendiamo il caso di una persona che negli anni ’90 impiegava 8 ore lavorative per portare a termine un compito. Con l’avanzare della tecnologia, la potenza delle macchine, le soluzioni pensate ad hoc per fare evolvere la sua attività in particolare, lui stesso, la sua esperienza, la formazione intrapresa ecc. questo stesso lavoratore oggi, nel 2014 si accorge che ci impiega neanche un’ora per finire lo stesso tipo di compito.

Cosa fa?

opzione 1: fa pagare per otto ore un lavoro che gli ha richiesto neanche un’ora di tempo?
Poco competitivo.

opzione 2: dilunga il tempo affinchè sembri che lavora 8 ore invece di una?
Paradossale ma è quello che fa la maggior parte di noi.

opzione 3: comincia a cercare ben 7 lavori in più dello stesso genere per tenersi occupata la giornata? (il numero di lavori da cercare cresce esponenzialmente insieme con la capacità di ridurre il tempo dello svolgimento del compito).
Arriverà ad un punto che gli ci vorrà più tempo per procacciarsi i lavori che per farli o sarà addirittura impossibile procacciarne così tanti.

opzione 4: si fa pagare per un’ora?
E domani per mezz’ora, e dopodomani per 1/4 d’ora?

opzione 5: se è dipendente, si sente in debito con l’azienda per quelle 7 ore che non ha praticamente fatto nulla?
E quindi resterà oltre l’orario di lavoro se arriverà un attività all’ultimo minuto, lavorando apparentemente più delle 8 ore canoniche in realtà meno di 3 o 4 e riempiendo il resto di riunioni….

Leggetevi questo, ma vi pare possibile? Cosa vuol dire “cazzeggiare”? E perchè dovrei “cazzeggiare” a lavoro e rispondere alle email in vacanza? Che gran confusione! E che uso illogico della tecnologia!

Prima evoluzione del lavoro: svincolare il lavoro dall’orario, stabilire un valore per un progetto indipendentemente dal tempo che ci si impiega, fissando solo i limiti di consegna.
Quello che si fa durante il processo di lavoro, sono affari del lavoratore e basta compreso l’andare in vacanza.

Quando vi fate fare un mobile da un falegname e quello vi chiede 1000 euro con consegna tra 3 mesi, lo fate seguire da un investigatore privato per controllare che non vada una settimana in vacanza durante quel periodo?