Convinzioni debilitanti

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Io amo il mio lavoro.

Il peggiore errore della mia vita è stato quello di essermi fatta trascinare in meccanismi perversi di pensiero. Il lavoro deve per forza fare schifo. E’ dovere e sudore. La donna non guadagna. Neanche gestisce il denaro.  A una certa età devi accontentarti. Pensa alla famiglia. Pochi grilli nella testa e mantieni un profilo basso.

Immondizia.

Oggi su questo blog, voglio rendere un pubblico “mea culpa” e dire che adoro il mio lavoro. Il mio lavoro mi ha permesso di espandere la mente, di mettermi alla prova, di superare me stessa, di entrare in contatto con tantissime persone, di viaggiare, di vivere momenti esaltanti, isterici, pessimi e meravigliosi e ora perfino di seguire (abbastanza agevolmente) mio figlio. L’ho accusato, denigrato, volevo abbandonarlo perché mi sentivo inadeguata, arrivata, perchè volevo adagiarmi ad una vita che non mi rappresenta…Non era lui ad essere sbagliato, ero io! Per fortuna che nessuno me ne ha offerto un’altro! Menomale la crisi!

Tutti dovrebbero fare un lavoro che ti rende la vita in questo modo.

Poi piano piano….smantellerò anche tutte le altre convinzioni…

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La Vita è Google…

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Avete presente quando fate una ricerca su Google che vi capita proprio l’evento, la manifestazione, la società, la persona proprio vicino casa vostra o che stavate cercando da tempo e vi dite…”Oh toh! che caso…si vede che è destino, ora ci vado o lo contatto o lo compro…ecc.!”

Non è destino. E’ che Google si segna tutte le vostre preferenze e da dove vi connettete e che cosa guardate di solito e quindi vi mostra SOLO quello che potrebbe interessarvi.

La vita è uguale.

Ci sono infinite possibilità, ma non possiamo coglierle, se non le includiamo tra le nostre preferenze. Il telelavoro, lavorare a distanza, l’iniziativa personale, strutturare la nostra giornata senza una routine, il modo di concepire il tempo libero, la famiglia, l’educazione dei figli, gli impegni…non sono obblighi stabiliti da altri, li creiamo noi accettando che tutto resti per sempre così come lo conosciamo. Dobbiamo solo riuscire a fare quel “cambiamento di pensiero” minimale per modificare tutto.

Una nuova ricerca, una ricerca che spiazza, che ci mostrerà risultati differenti.

Lavoro per due, lavoro per tutti e meno stress

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Da qualche parte nella memoria, mi ricordo che qualcuno, non so chi, mi raccontò che una volta i camionisti lavoravano in due. Così si davano il cambio quando uno era stanco e oltretutto si facevano compagnia. Logico.

Ora sembra fantascienza. Siamo arrivati al paradosso che non solo non si vorrebbero pagare due persone che svolgono lo stesso lavoro, ma neanche una!

A parte che è probabile che nel futuro non avremo questo problema coi trasporti (vedetevi il video di Piero Angela nel post precedente).

Comunque, tutti i lavori, trarrebbero vantaggio dall’avere 2 persone che svolgono la stessa mansione, ma anche 3. Quando uno non c’è, è ammalato, stanco, infartuato, in maternità ci sarebbe sempre il back-up.

Ma questo va a toccare tre nostre idiosincrasie ancestrali:

1- non ammettere che tutti sono utili, ma nessuno indispensabile
2- non accettare che possa esistere una persona al mondo (ma anche più di una e senza cercare neanche troppo lontanto) che sia in grado di sostituirci completamente
3- non comprendere che potremmo guadagnare dei soldi anche senza crepare di stenti o sacrificare tutta la nostra esistenza ad un dovere stabilito da qualcun altro.
Nel futuro del “lavoro != denaro” (“lavoro” diverso da “denaro”), visto che lavoreremo volontariamente e visto che non sarà un problema arrivare alla fine del mese, chi lavorerà troverà anche soluzioni del genere.