Un cerchio che si chiude

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Una delle mie più interessanti teorie esistenziali che mi capita spesso di usare per spiegare fatti della vita altrimenti inspiegabili, è quella delle “cerchio che si chiude“.

Pensando a due elementi contrapposti, nella mente spesso capita di rappresentarli come estremi di una linea o come due settori ben definiti, uno a destra e l’altro a sinista.

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Prendiamo ad esempio il bianco e il nero. Se ce li figuriamo mentalmente li pensiamo come due grossi quadrati uno bianco appunto e uno nero.

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In realtà, io me li rappresento come gradazioni su un cerchio. O forse sarebbe meglio dire che aumentando il grado di zoom della rappresentazione precedente, riesco ad immaginarmi il rapporto che esiste tra i due.

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Il cerchio che va dal bianco e nero, contiene tutte le sfumature, ma poi arriva ad un piccolissimo punto, in cui si divide nettamente e poi ricomincia.

Si comprende meglio questo esempio, in quest’altro modo. Prendiamo un genio e un matto. Consideriamo che il genio sia a destra cominci a percorrere il cerchio in senso orario. A 45 gradi del cerchio il genio è un illuminato, a 90 gradi diventa una persona di scienza, a 135 gradi è una persona molto intelligente, a 180 gradi è intelligente nella media, a 225 è un po’ sotto la media di intelligenza, a 270 è un po’ un allocco, a 315 è decisamente stupido, a 360 gradi è quello che nell’opinione comune è definito un matto.

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Ma è proprio lì che il confine col genio è talmente labile, che è impossibile capire se il giro si sia arrestato alla follia o abbia ricominciato dal genio.

E così per tantissime cose contrapposte. Spesso osservandole, mi chiedo se non abbiano ricominciato il giro.

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Io ed Internet

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Il mio interesse per Internet è nato all’improvviso, come un colpo di fulmine.

Ricordo ancora quel giorno in cui ne sentii parlare per la prima volta, nel 1995. Ero ancora a casa con i miei e probabilmente eravamo a tavola, al telegiornale un giornalista stava parlando di Internet, della rete, delle connessioni.

Ricordo ancora che diceva che “ben presto l’intera biblioteca vaticana sarà disponibile su Internet”.

Subito ho pensato che fosse una cosa memorabile e che io volevo avere accesso a tutte quelle informazioni, quei libri, quella conoscenza disponibile finora solo a pochi, agli eletti.

Cominciai a far leva su mio fratello per connetterci a questa rete. Vagamente ricordo il pacchetto per la connessione ad internet, un cartone del latte?!?! ma forse potrei sbagliarmi. Son passati quasi venti anni!

Il colmo di tutto questo? Che ancora i libri della biblioteca vaticana non sono stati digitalizzati e resi fruibili online!

Due nuove categorie

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Di recente ho avuto un colloquio di lavoro. Sì, perché in attesa che la parola “lavoro” non coincida con “denaro” anche io devo pur campare.

Da una parte ringrazio il fato, come al solito, di non avermi assegnato quel posto. Probabilmente sarebbe stata una perdita di parte dei miei ideali descritti in questo blog. Dall’altra parte però mi dispiace, perché era un bel lavoro per un’azienda che rispetto per cui se fosse stato gestito in maniera meno tradizionale (orari, presenza fisica sul posto, ecc.) sarebbe stato il mio lavoro ideale.

Ma tant’è. Non sono stata presa, non c’è nient’altro da dire.

Quello che mi ha fatto riflettere sono state le domande dell’intervistatore che mi chiedevano delle mie esperienze di lavoro passate.

Mi sono accorta che ho tantissimi aneddoti bellissimi sul lavoro, che non riesco a raccontare mai a nessuno. Ma anche esperienze edificanti, situazioni surreali, storie, vittorie, sconfitte, ecc. Probabilmente ad un colloquio di lavoro non è bene dilungarsi tanto su determinate questioni, scriverci un libro richiederebbe un investimento troppo oneroso sia in termini di tempo che economici, mi sono detta perché non raccontarli qui, su questo blog?

Quindi oggi inauguro due nuove categorie del blog :
– “c’era una volta” dove tirerò fuori dal cappello in ordine sparso tutte le vicende lavorative che ho vissuto in 18 anni di lavoro per lo più precario.

– “ai confini della realtà” dove parlerò delle mie concezioni filosofiche sull’esistenza…perché? perché se me le appunto sui quaderni in giro per casa, poi me le perdo. Qui, sono sicura di ritrovarle. E poi magari nella prossima vita, trovo in giro per la rete il blog di una certa silvianonsochi e scopro che dice cose che mi suonano familiari e non devo ripartire da zero a tirar su teorie…