Una folata di vento intorno a me.

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Tutto è partito da questo video qua:

https://www.youtube.com/watch?v=fWEkp8BKSiM&list=WL

Ad un certo punto ho cominciato a pensare a me come ad un cervello. Solo un cervello sospeso in mezzo al nulla. Sottoposto ad un “vento” di informazioni che probabilmente hanno la stessa essenza dei numeri. Se il mondo che mi circonda ha una forma, io me la immagino così: un raffica di numeri.

Ora il mio cervello comprende alcuni e non altri, reputa buoni alcuni e altri no, si sofferma su alcuni ed altri li ignora. Ma il vento li contiene tutti. Tutte le infinite possibilità, sono io che sono limitata nella percezione di queste sequenze numeriche. E quindi sono io che noto le coincidenze, sono io che abbino gli eventi, sono io che raggruppo le mie percezioni e do un senso a tutto.

Probabile che non ci sia un senso.

 

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Un cerchio che si chiude

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Una delle mie più interessanti teorie esistenziali che mi capita spesso di usare per spiegare fatti della vita altrimenti inspiegabili, è quella delle “cerchio che si chiude“.

Pensando a due elementi contrapposti, nella mente spesso capita di rappresentarli come estremi di una linea o come due settori ben definiti, uno a destra e l’altro a sinista.

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Prendiamo ad esempio il bianco e il nero. Se ce li figuriamo mentalmente li pensiamo come due grossi quadrati uno bianco appunto e uno nero.

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In realtà, io me li rappresento come gradazioni su un cerchio. O forse sarebbe meglio dire che aumentando il grado di zoom della rappresentazione precedente, riesco ad immaginarmi il rapporto che esiste tra i due.

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Il cerchio che va dal bianco e nero, contiene tutte le sfumature, ma poi arriva ad un piccolissimo punto, in cui si divide nettamente e poi ricomincia.

Si comprende meglio questo esempio, in quest’altro modo. Prendiamo un genio e un matto. Consideriamo che il genio sia a destra cominci a percorrere il cerchio in senso orario. A 45 gradi del cerchio il genio è un illuminato, a 90 gradi diventa una persona di scienza, a 135 gradi è una persona molto intelligente, a 180 gradi è intelligente nella media, a 225 è un po’ sotto la media di intelligenza, a 270 è un po’ un allocco, a 315 è decisamente stupido, a 360 gradi è quello che nell’opinione comune è definito un matto.

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Ma è proprio lì che il confine col genio è talmente labile, che è impossibile capire se il giro si sia arrestato alla follia o abbia ricominciato dal genio.

E così per tantissime cose contrapposte. Spesso osservandole, mi chiedo se non abbiano ricominciato il giro.

Io ed Internet

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Il mio interesse per Internet è nato all’improvviso, come un colpo di fulmine.

Ricordo ancora quel giorno in cui ne sentii parlare per la prima volta, nel 1995. Ero ancora a casa con i miei e probabilmente eravamo a tavola, al telegiornale un giornalista stava parlando di Internet, della rete, delle connessioni.

Ricordo ancora che diceva che “ben presto l’intera biblioteca vaticana sarà disponibile su Internet”.

Subito ho pensato che fosse una cosa memorabile e che io volevo avere accesso a tutte quelle informazioni, quei libri, quella conoscenza disponibile finora solo a pochi, agli eletti.

Cominciai a far leva su mio fratello per connetterci a questa rete. Vagamente ricordo il pacchetto per la connessione ad internet, un cartone del latte?!?! ma forse potrei sbagliarmi. Son passati quasi venti anni!

Il colmo di tutto questo? Che ancora i libri della biblioteca vaticana non sono stati digitalizzati e resi fruibili online!

Due nuove categorie

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Di recente ho avuto un colloquio di lavoro. Sì, perché in attesa che la parola “lavoro” non coincida con “denaro” anche io devo pur campare.

Da una parte ringrazio il fato, come al solito, di non avermi assegnato quel posto. Probabilmente sarebbe stata una perdita di parte dei miei ideali descritti in questo blog. Dall’altra parte però mi dispiace, perché era un bel lavoro per un’azienda che rispetto per cui se fosse stato gestito in maniera meno tradizionale (orari, presenza fisica sul posto, ecc.) sarebbe stato il mio lavoro ideale.

Ma tant’è. Non sono stata presa, non c’è nient’altro da dire.

Quello che mi ha fatto riflettere sono state le domande dell’intervistatore che mi chiedevano delle mie esperienze di lavoro passate.

Mi sono accorta che ho tantissimi aneddoti bellissimi sul lavoro, che non riesco a raccontare mai a nessuno. Ma anche esperienze edificanti, situazioni surreali, storie, vittorie, sconfitte, ecc. Probabilmente ad un colloquio di lavoro non è bene dilungarsi tanto su determinate questioni, scriverci un libro richiederebbe un investimento troppo oneroso sia in termini di tempo che economici, mi sono detta perché non raccontarli qui, su questo blog?

Quindi oggi inauguro due nuove categorie del blog :
– “c’era una volta” dove tirerò fuori dal cappello in ordine sparso tutte le vicende lavorative che ho vissuto in 18 anni di lavoro per lo più precario.

– “ai confini della realtà” dove parlerò delle mie concezioni filosofiche sull’esistenza…perché? perché se me le appunto sui quaderni in giro per casa, poi me le perdo. Qui, sono sicura di ritrovarle. E poi magari nella prossima vita, trovo in giro per la rete il blog di una certa silvianonsochi e scopro che dice cose che mi suonano familiari e non devo ripartire da zero a tirar su teorie…

 

 

 

Appunti da ricordare

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Ho passato diversi giorni a girare per la rete a studiare argomenti vari, così “a vanvera”.

Internet è una miniera di informazioni, per lo più false, però qualcosa che va bene per me l’ho trovato.

E ho scoperto, quindi, delle cose interessanti:

1. Che la donna non è socialmente svantaggiata, come ho sempre creduto, ma che il suo modo di imporsi nella società è più introspettivo, concreto, non plateale e soprattutto “de-strutturato”. Sicuramente un punto su cui lavorare.

2. Che siamo all’interno di un “mondo liquido” che si contrappone al mondo “quadrato” che ancora molti percepiscono. Precisamente siamo in una fase a-storica, post post-moderno.

3. Che l’inversione dei poli della profezia non è riferita ai poli magnetici, come gran parte dei guru new age asseriscono, ma bensì a un cambio di valori opposti nel modo di pensare dualistico. Ossia femminile contrapposto a maschile, est del mondo contrapposto all’ovest, globalità contrapposta al potere gerarchico, ecc. ecc.

Insomma, spero che la sorgente di queste informazioni, che mi sono arrivate in maniera sincronica, non si esaurisca…

Non ne azzecco una…

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…per cui questo blog può considerarsi solo come un semplice esercizio di scrittura fantascientifica…

No, davvero, ci riflettevo in questi giorni, non “ne azzecco una”, ma non lo dico depressa, no, anzi, sono “estasiata”: è come essere il protagonista sfigato di un cartone animato che per metà tempo sembra che non ne pigli una e anzi sia anche un po’ pericoloso per la comunità in cui vive e poi diventa l’eroe principale. Beh io sto aspettando la seconda parte del film! 

Sono il classico tipo che interpreta sempre al contrario, ha una visione distorta, un pensiero chiamiamolo “laterale” e si spiaccica sopra al vetro della cruda realtà come una falena sul faro di un automobile. Non vedo la realtà, ho degli occhiali color “purple” che mi fanno vedere tutto diverso. Così come al liceo ho portato italiano e matematica solamente perché erano materie che mi piacevano, non considerando che il professore di matematica faceva di tutto per farmi desistere a farlo e soprattutto era membro della commissione d’esame…, così come ho proposto progetti per la conciliazione lavoro-famiglia in un Cantone con il 60% di donne casalinghe, o tutte le volte che ho proposto una grafica che a me sembrava “cool” e non riscuoteva il minimo successo presso il cliente, o al contrario quando ne ho proposta una pessima che per gli altri era “cool”, oppure quando ho parlato di programmi di informatica e condivisione delle informazioni in un paese che conta 1000 anime quasi tutte dedite al bricolage e alla vendita di dolciumi pro-bono.

Comunque, colgo l’occasione per comunicare qui il vero motivo per cui non sto spingendo più “Purple Point”. La realtà è che sono rosa da un dubbio che me lo ha reso meno “ideale”. Purtroppo, e lo avevo già notato dal mio viaggio a Brigthon per vedere il risultato effettivo di uno spazio simile e già ben attrezzato (Officreche) penso che sia un ambiente di lavoro validissimo che potrebbe essere usato in modo improprio. Questa opinione viene da una che ha fatto un figlio a 35 anni, che lo voleva con tutto il suo cuore e che voleva goderselo senza dover rinunciare a quello che aveva costruito in quei 35 anni di studio e lavoro. Ma come ho detto prima, questa è la mia visione. Se non si ha questa visione, Purple Point non ha senso di esistere perché se solo lo si pensa come spazio di stoccaggio dei bambini come purtroppo mi è capitato di captare dalle opinioni che ho raccolto, allora no, preferisco abortire l’idea. Forse i tempi non sono maturi per questo tipo di ambienti, forse non arriveranno mai i tempi adatti a questa filosofia di vita. Forse come al solito, ho addosso i miei occhiali “purple” e non vedo la realtà. Comunque, ne parlo, perché il cambiamento è vita e la mentalità va cambiata piano piano, con interventi di gente che non ne azzecca una, proprio come me.