Due nuove categorie

Standard

Di recente ho avuto un colloquio di lavoro. Sì, perché in attesa che la parola “lavoro” non coincida con “denaro” anche io devo pur campare.

Da una parte ringrazio il fato, come al solito, di non avermi assegnato quel posto. Probabilmente sarebbe stata una perdita di parte dei miei ideali descritti in questo blog. Dall’altra parte però mi dispiace, perché era un bel lavoro per un’azienda che rispetto per cui se fosse stato gestito in maniera meno tradizionale (orari, presenza fisica sul posto, ecc.) sarebbe stato il mio lavoro ideale.

Ma tant’è. Non sono stata presa, non c’è nient’altro da dire.

Quello che mi ha fatto riflettere sono state le domande dell’intervistatore che mi chiedevano delle mie esperienze di lavoro passate.

Mi sono accorta che ho tantissimi aneddoti bellissimi sul lavoro, che non riesco a raccontare mai a nessuno. Ma anche esperienze edificanti, situazioni surreali, storie, vittorie, sconfitte, ecc. Probabilmente ad un colloquio di lavoro non è bene dilungarsi tanto su determinate questioni, scriverci un libro richiederebbe un investimento troppo oneroso sia in termini di tempo che economici, mi sono detta perché non raccontarli qui, su questo blog?

Quindi oggi inauguro due nuove categorie del blog :
– “c’era una volta” dove tirerò fuori dal cappello in ordine sparso tutte le vicende lavorative che ho vissuto in 18 anni di lavoro per lo più precario.

– “ai confini della realtà” dove parlerò delle mie concezioni filosofiche sull’esistenza…perché? perché se me le appunto sui quaderni in giro per casa, poi me le perdo. Qui, sono sicura di ritrovarle. E poi magari nella prossima vita, trovo in giro per la rete il blog di una certa silvianonsochi e scopro che dice cose che mi suonano familiari e non devo ripartire da zero a tirar su teorie…

 

 

 

Annunci

Appunti da ricordare

Standard

Ho passato diversi giorni a girare per la rete a studiare argomenti vari, così “a vanvera”.

Internet è una miniera di informazioni, per lo più false, però qualcosa che va bene per me l’ho trovato.

E ho scoperto, quindi, delle cose interessanti:

1. Che la donna non è socialmente svantaggiata, come ho sempre creduto, ma che il suo modo di imporsi nella società è più introspettivo, concreto, non plateale e soprattutto “de-strutturato”. Sicuramente un punto su cui lavorare.

2. Che siamo all’interno di un “mondo liquido” che si contrappone al mondo “quadrato” che ancora molti percepiscono. Precisamente siamo in una fase a-storica, post post-moderno.

3. Che l’inversione dei poli della profezia non è riferita ai poli magnetici, come gran parte dei guru new age asseriscono, ma bensì a un cambio di valori opposti nel modo di pensare dualistico. Ossia femminile contrapposto a maschile, est del mondo contrapposto all’ovest, globalità contrapposta al potere gerarchico, ecc. ecc.

Insomma, spero che la sorgente di queste informazioni, che mi sono arrivate in maniera sincronica, non si esaurisca…

Non ne azzecco una…

Standard

…per cui questo blog può considerarsi solo come un semplice esercizio di scrittura fantascientifica…

No, davvero, ci riflettevo in questi giorni, non “ne azzecco una”, ma non lo dico depressa, no, anzi, sono “estasiata”: è come essere il protagonista sfigato di un cartone animato che per metà tempo sembra che non ne pigli una e anzi sia anche un po’ pericoloso per la comunità in cui vive e poi diventa l’eroe principale. Beh io sto aspettando la seconda parte del film! 

Sono il classico tipo che interpreta sempre al contrario, ha una visione distorta, un pensiero chiamiamolo “laterale” e si spiaccica sopra al vetro della cruda realtà come una falena sul faro di un automobile. Non vedo la realtà, ho degli occhiali color “purple” che mi fanno vedere tutto diverso. Così come al liceo ho portato italiano e matematica solamente perché erano materie che mi piacevano, non considerando che il professore di matematica faceva di tutto per farmi desistere a farlo e soprattutto era membro della commissione d’esame…, così come ho proposto progetti per la conciliazione lavoro-famiglia in un Cantone con il 60% di donne casalinghe, o tutte le volte che ho proposto una grafica che a me sembrava “cool” e non riscuoteva il minimo successo presso il cliente, o al contrario quando ne ho proposta una pessima che per gli altri era “cool”, oppure quando ho parlato di programmi di informatica e condivisione delle informazioni in un paese che conta 1000 anime quasi tutte dedite al bricolage e alla vendita di dolciumi pro-bono.

Comunque, colgo l’occasione per comunicare qui il vero motivo per cui non sto spingendo più “Purple Point”. La realtà è che sono rosa da un dubbio che me lo ha reso meno “ideale”. Purtroppo, e lo avevo già notato dal mio viaggio a Brigthon per vedere il risultato effettivo di uno spazio simile e già ben attrezzato (Officreche) penso che sia un ambiente di lavoro validissimo che potrebbe essere usato in modo improprio. Questa opinione viene da una che ha fatto un figlio a 35 anni, che lo voleva con tutto il suo cuore e che voleva goderselo senza dover rinunciare a quello che aveva costruito in quei 35 anni di studio e lavoro. Ma come ho detto prima, questa è la mia visione. Se non si ha questa visione, Purple Point non ha senso di esistere perché se solo lo si pensa come spazio di stoccaggio dei bambini come purtroppo mi è capitato di captare dalle opinioni che ho raccolto, allora no, preferisco abortire l’idea. Forse i tempi non sono maturi per questo tipo di ambienti, forse non arriveranno mai i tempi adatti a questa filosofia di vita. Forse come al solito, ho addosso i miei occhiali “purple” e non vedo la realtà. Comunque, ne parlo, perché il cambiamento è vita e la mentalità va cambiata piano piano, con interventi di gente che non ne azzecca una, proprio come me.

 

Gli svizzeri hanno paura che i loro figli non avranno un lavoro.

Standard

(http://www.immigrazione-di-massa.ch/ – ma in realtà lo spunto per questo post l’ho ricavato dai discorsi “di strada”)

Cari svizzeri,

lo dico a voi, ma è un sentire comune e attuale.

E’ vero, non ce l’avranno! Ma è inutile che chiudete le frontiere perché anche in questo modo non ce l’avranno…

Non ce l’abbiamo più nessuno un lavoro. Un lavoro nel senso di una attività che ti obbliga a stare in un luogo per un periodo di tempo a produrre qualcosa per ottenere un compenso.

Questa roba qui è finita.

Uber ha tolto il lavoro ai taxisti, il traduttore di Skype lo toglierà a tantissima gente che ora vive di interpretariato, il roomba mi consente di chiamare le signora delle pulizie una volta ogni 2 settimane invece di ogni settimana e quella meraviglia di robot che pulisce i vetri consentirà a lei di non precipitare da una scala ogni volta che dobbiamo sistemare i vetri della mansarda!

Avremo un sacco di tempo libero, perchè non avremo più lavoro.

Forse ancora non siete arrivati a vedere le cose da questo punto di vista, per ora vi accapigliate per un posto di lavoro come commessa o impiegato. Ma se guardiamo le cose da troppo vicino, non notiamo la rivoluzione mondiale che sta avvenendo.

Vi dico solo che io, babbiona di 38 anni, preferisco comprare i miei vestiti su Internet e per me la “commessa”, purtroppo, è un lavoro destinato all’estinzione. Ma sarà ancora peggio per le nuove generazioni! Per loro sarà scontato poter fare a meno di una quantità eccezionale di manodopera di oggi dal taxista, alla commessa, alla segretaria, all’interprete, all’erborista, al personal trainer, all’agente viaggi…

Con l’utilizzo di esoscheletri che consentiranno ad un anziano di recuperare quasi totalmente la propria autonomia e sistemi di monitoraggio della salute a distanza, gli assistenti di cura verranno ridotti al minimo indispensabile.

Si lavorerà a distanza (per cui niente traffico), si studierà a distanza (per cui meno docenti e più preparati), sarà difficile limitare le frontiere in qualche modo, perché non esisteranno più barriere fisiche.

Il vostro è un falso problema, non fermerete così la disoccupazione.

E a tutti gli altri dico questo.
Bisogna ripensare del tutto il modo di campare, non è possibile fermare il progresso e se anche lo fosse, consisterebbe in una soluzione da folli!

Cosa facciamo? Proibiamo l’uso dei robot, degli apparecchi automatici, delle app, di Internet ecc. per continuare a restare incollati in una situazione claustrofobica di lavoro coatto, necessario esclusivamente a pagare le bollette a fine mese, solo perchè non abbiamo pensato ad un nuovo sistema per distribuire la ricchezza che non sia basato sulla remunerazione dello sforzo per il tempo impiegato?

Per me è assurdo…

Tempi moderni

Standard

Che tempi terribili che sono questi! E che onore/onere esserne il testimone!

Telegiornale: “Sciopero dei taxisti per protestare contro Uber”. Uber è un sistema che, tramite una app per smartphone, consente di “prenotare” un autista qualsiasi e farsi dare un passaggio, naturalmente a pagamento.

Mio marito: “Microsoft ha presentato il traduttore simultaneo in più lingue per Skype”. https://www.youtube.com/watch?v=eu9kMIeS0wQ 

Vuol dire che tra non molto tempo parleremo su Skype con un inglese, un francese, un tedesco, un coreano (attualmente supporta 40 lingue) e immediatamente le nostre parole saranno tradotte nella lingua selezionata. I M M E D I A T A M E N T E.

Praticamente potevo evitare di iniziare un corso di tedesco l’anno scorso!

Cosa hanno in comune queste due notizie?
Lo dirò al prossimo post.

 

Momenti di pausa

Standard

Non scrivo con costanza su questo blog. Una volta pensavo che questo non fosse giusto. Ora ho capito che invece è così che deve essere. C’è sempre un picco di lavoro e poi un fermo. L’ apice dell’ attività e poi la calma piatta. Il flusso e il reflusso. L’oscillazione e la pausa. Il rumore e il silenzio.

Chi vuole solo rumore, solo attività, solo frenesia, solo felicità, solo allegria, solo densità, poi si deprime, si incattivisce, si ammala quando ottiene il contrario, ma non esiste una strada tutta in discesa, non si può impedire alla notte di terminare una giornata intensa. E’ così. Sono le regole del gioco.

Bisogna sempre rimanere in equilibrio tra gli opposti. Attendere che sia il momento giusto e coglierlo. Apprezzare la stasi quando questa si manifesta.

Ho notato che appena termina il tempo di scrivere, comincio a prendermela con qualcuno per qualcosa o a trovare delle mancanze. E non esistendo colpa, questo fatto indica solo che è arrivato per me il tempo di tacere.